I tic nei bambini

Strizzare gli occhi, schioccare le labbra, sollevare le spalle o schiarirsi ripetutamente la voce, sbattere le palpebre, fare smorfie del viso o movimenti bruschi della testa, battere i piedi e tamburellare con le dita; ma anche sbuffare, fare colpetti di tosse, tirare su col naso, emettere grugniti, toccarsi ripetutamente capelli, occhi e orecchie, dire parolacce e ripetere le parole degli altri.

Cosa sono i tic?

I tic sono movimenti (più o meno complessi) improvvisi e ripetitivi che il bambino non riesce a controllare o reprimere. La categoria dei disturbi da tic comprende i tic transitori, quelli persistenti (motori o fonici) e la Sindrome di Tourette. Parliamo di uno dei disturbi neuropsichiatrici più frequenti in età evolutiva, presente circa nel 10% della popolazione nel corso di infanzia e adolescenza [C. Verdellen, J. Van de Griendt 2014].

Generalmente i tic si presentano tra i 4 e i 7 anni, e scompaiono in maniera naturale verso la tarda adolescenza; questo disturbo è spesso accompagnato da altre tipologie di disturbi come l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), DOC (disturbo ossessivo compulsivo), ansia e depressione.

Inoltre, pur avendo una natura spesso benigna e una risoluzione naturale, i tic portano ad un significativo peggioramento della qualità della vita di chi ne soffre: i bambini più piccoli fanno fatica (ad esempio) ad addormentarsi, i ragazzi vengono presi in giro e diventano vittime di bullismo, l’autostima diminuisce e le attività sociali e relazionali diventano fonte di disagio.

Come posso aiutare mio figlio?

Ecco 7 semplici regole per aiutare un bambino che presenta questo tipo di difficoltà:

  1. Osservare e annotare l’andamento dei tic: è importante prendere nota di quali circostanze facilitino la comparsa dei tic, e quali sono solitamente le conseguenze e le risposte ambientali
  2. Non evidenziare il comportamento
  3. Non sgridare o deridere il bambino: in questo modo non fareste che metterlo a disagio, rinforzando i sintomi. Non dimenticate che i tic sono involontari, quindi fuori dal suo controllo
  4. Parlarne, senza farlo diventare l’argomento principale della quotidianità del bambino: spiegargli cosa sono i tic, sottolineando che sono spesso passeggeri e comunque gestibili col tempo
  5. Parlarne con gli adulti/educatori che frequentano il bambino: è importante impostare una linea comune di gestione del problema, soprattutto con gli insegnanti
  6. Favorire l’espressione delle emozioni: aiutare il bambino a riconoscere e verbalizzare le emozioni, gli permette di avere a sua disposizione altri strumenti, che non siano i tic, per comunicare
  7. Mantenere la solita linea educativa con il bambino: non trattarlo in modo diverso, da prima o dai fratelli; ricordiamo che premi e punizioni devono essere commisurati al comportamento e immediati: ciò che si promette, deve essere mantenuto

Quando rivolgersi ad uno psicologo? 

Quando il tic permane per lungo tempo, e crea un disagio significativo nella vita del bambino, è bene rivolgersi ad uno psicologo, con l’obiettivo di capire quali emozioni il bambino fatica a gestire e aiutarlo a dare un nome a ciò che sta vivendo. Offrire uno spazio di parola al bambino può essere molto importante, ed altrettanto importante, per i genitori, è capire come gestire al meglio alla situazione.

E’ possibile liberarsi dai tic?

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che esistono due tipologie di terapia comportamentale che possono essere efficaci nel trattamento dei tic: la Exposure and response preevention ha l’obiettivo di allenare il bambino alla sgradevole sensazione che precede il tic, per abituarsi a questa e ridurre l’esecuzione del tic; il Habit reversal training invece consiste nell’allenarsi a contrastare il tic con un movimento opposto che lo rende impossibile; abbinati a questi trattamenti sono risultati molto funzionali anche esercizi di respirazione e di rilassamento [C. Verdellen, J. Van de Griendt 2014].

 

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Laura Grigis Psicologa Bergamo
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