Le trappole della paura
La paura è un’emozione sana e funzionale, come del resto lo sono tutte le nostre emozioni. E’ una sorta di campanello d’allarme che, avendoci più volte permesso di salvarci da predatori e pericoli vari, è arrivato fino a noi nonostante il lungo percorso evolutivo che ci porta ad essere gli uomini di oggi. Ma la paura, a volte, ci gioca brutti scherzi, soprattutto quando si trasforma nella sua forma estrema, ovvero il panico.
Prima di sapere perché hai paura, tu provi la paura.
Immaginiamoci la nostra mente come composta di due parti: una più antica e primitiva, che governa le reazioni emozionali più istintive, e una più moderna ed evoluta che governa invece ragionamenti e decisioni logiche. La paura viene percepita, inizialmente, solo dalla parte più antica e primitiva del nostro cervello. E questo succede per un motivo tanto semplice quanto importante: prima di capire il perché, dobbiamo avere il corpo attivato per reagire al pericolo. La mente evoluta e moderna, a volte, percepisce l’attivarsi di questo “dispositivo di sicurezza” come qualcosa di pericoloso, perché al di fuori del suo controllo.
Che il nostro corpo reagisca a livello psicofisiologico con una certa velocità (tachicardia, aumento della pressione, sudorazione, dilatazione delle pupille, iperventilazione,…) è una cosa importante e funzionale alla nostra sopravvivenza; quando però questa reazione viene da noi percepita come essa stessa pericolosa, ecco che arriva il panico.
Le diverse forme del panico
Esistono diverse tipologie di paure e diverse forme di panico: ho scelto di utilizzare la classificazione che ha proposto G. Nardone nel suo libro Non c’è notte che non veda il giorno [Tea ed. 2018)
- Paura di perdere il controllo: è quella più diffusa, e si concretizza con la paura di non saper controllare il nostro corpo (paura di arrossire, sudare, farsela addosso, balbettare…) o la nostra mente (avere un raptus, perdere di lucidità, provocare un incidente…).
- Paura di volare: è una fobia moderna, legata a diverse variabili quali l’altezza, la ristrettezza degli spazi, la non controllabilità del mezzo, la gravità degli incidenti aerei.
- Paura dell’altezza (acrofobia): che si concretizza sia nella paura di cadere da altezze elevate, sia nel fastidioso senso di vertigine e malessere, sia nell’idea bizzarra di avere la tentazione di gettarsi nel vuoto.
- Paura della morte e dell’abbandono: questa fobia, più legata alle esperienze relazionali, riguarda la paura di essere abbandonati dalle persone care o di perderle per incidenti o malattie. Questa paura spesso, se rivolta verso un partner attraverso comportamenti di asfissiante oppressione, si trasforma in una “profezia che si auto-avvera” e porta proprio all’abbandono.
- Paura degli animali (zoofobia): che riguarda principalmente il timore di essere attaccati, morsi o infettati, ma anche semplicemente dell’imprevedibilità degli animali.
- Agorafobia: ovvero la paura di stare in spazi aperti e affollati, che spesso costringe chi ne soffre a farsi sempre accompagnare da qualcuno o a non uscire più di casa.
- Claustrofobia: ovvero la paura di stare in spazi chiusi dai quali non si può uscire velocemente (ascensori, tunnel, cinema, riunioni, concerti…).
- Paura del rifiuto sociale: è una delle forme più moderne del panico, che si concretizza con il timore di essere giudicato male o rifiutato dagli altri, fino al completo isolamento e alla reclusione.
- Paura delle malattie (ipocondria): è una fobia legata all’illusorio potere della medicina, della ricerca diagnostica e della prevenzione portato all’esasperazione; chi soffre di ipocondria cerca continuamente nel proprio corpo sintomi di qualsiasi malattia, nel tentativo di averne sotto controllo ogni minima variazione.
- Disturbo ossessivo compulsivo: questo disturbo è più diffuso di quanto si possa pensare, e non si limita al riordino e alla ripetizione ossessiva di qualche rituale; è il dubbio che si insinua in ogni aspetto della vita, fino a richiedere sforzi sovrumani per “proteggersi dalla possibilità che…”.
- Paura del proprio aspetto (dismorfofobia): è la fissazione per una propria caratteristica estetica, vissuta come un difetto da rifiutare e/o modificare, spesso ricorrendo ad invasivi interventi estetici.
Come vincere il panico?
Per vincere il panico è necessario fare in modo che la persona che ne soffre smetta di evitare le situazioni temute, smetta di cercare continuamente la sicurezza con l’aiuto e la protezione degli altri, e inizi invece a immergersi volontariamente nelle sue paure, fino ad annullarle.
Uno degli approcci che risultano particolarmente efficaci per risolvere il problema degli attacchi di panico è quello cognitivo-comportamentale: questo tipo di terapia guida il paziente a comprendere e razionalizzare la disfunzionalità delle sue rappresentazioni, per poi affrontare gradualmente le situazioni temute fino a padroneggiarle. A questa terapia spesso si associa l’utilizzo di farmaci necessari per gestire, nel primo periodo o al bisogno, le situazioni che generano maggiore ansia.
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