Non solo leggere, scrivere e contare…
Educare al benessere psicologico fin da piccoli. Favorire l’accettazione di se stessi e degli altri. Alimentare la collaborazione invece della competizione. Facilitare il superamento di stati d’animo spiacevoli. Sono questi alcuni degli obiettivi dell’Educazione Razionale Emotiva, programma psicoeducativo che mira a favorire una crescita emotiva armonica, in un’ottica di prevenzione del disagio psicologico del bambino, introdotto in Italia dallo psicologo e psicoterapeuta Mario di Pietro. Ma in cosa consiste? E perché è così importante educare i più piccoli anche e soprattutto dal punto di vista emotivo? Lo chiediamo alla dottoressa Laura Grigis, psicologa e psicoterapeuta.
Dottoressa
Grigis, i bambini di oggi sono sempre più “formati” dal punto di vista
delle competenze e conoscenze, eppure, dal punto di vista emotivo,
sembrano così fragili…
È proprio così. I nostri bambini
passano a scuola buona parte del tempo e anche per questo ci si è resi
conto, ormai da qualche anno, dell’importanza di dare loro conoscenze
che vadano oltre l’imparare a leggere, scrivere e far di conto. Gli anni
della scolarizzazione costituiscono infatti un importante momento per
lo sviluppo delle competenze sociali: attraverso le relazioni con i
coetanei, si ha l’opportunità di acquisire molte abilità. Il contesto
scolastico ha tra i suoi compiti principali quello di favorire
l’adattamento degli alunni, preparandoli alla quotidianità. È per questo
motivo che in moltissime scuole, dalla primaria alle scuole secondarie,
vengono attivati laboratori di informatica, canto e musica, educazione
all’affettività e all’ecologia e tanti altri. Tutta questa nuova
conoscenza però, sembra non tradursi per forza in un maggior benessere
all’interno dell’ambiente scolastico e nemmeno a casa o con gli amici: i
bambini sono spesso spaesati, a rischio, fragili e in difficoltà. Non
si tratta di decidere di chi sia la colpa, di chi l’onere ad aiutarli e a
renderli donne e uomini migliori; si tratta invece di capire che cosa
manca. Nel tentativo di fornire loro una rete di conoscenze e competenze
nuove e spendibili nella quotidianità, probabilmente ci si è
dimenticati di qualcosa, ovvero di mettere in atto una forma di
prevenzione al disagio, che riguardi il benessere psicologico in
generale.
In che senso?
Spesso, in ambito
psicologico, ci si avvicina a un professionista solamente quando il
problema è diventato ingestibile e non più tollerabile. Agire solo
“sull’emergenza” diventa limitante e rende più difficile il trattamento e
meno sicura la sua buona riuscita. La domanda quindi è: ci si protegge
dalle malattie cardiache facendo sport e mangiando sano, perché non ci
si può proteggere dalle difficoltà psicologiche? Si parla di educazione
alimentare per intendere la prevenzione di patologie legate a una dieta
scorretta, perché non pensare a un’educazione che prevenga il disagio
psicologico, che ci insegni (fin da bambini) a stare bene con noi stessi
e con gli altri? Questo è il senso dell’Educazione Razionale Emotiva
(E.R.E.) introdotta da Mario di Pietro: viene attuata attraverso un
percorso, che può essere didattico o individuale, che conduce il bambino
ad acquisire consapevolezza delle proprie emozioni e dei meccanismi
mentali sottostanti e ad apprendere modalità per fronteggiare in modo
più funzionale le difficoltà che può incontrare nell’ambiente scolastico
e familiare. L’importanza di un programma come questo è legato al
concetto di benessere e di prevenzione primaria: benessere inteso come
uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la
semplice assenza dello stato di malattia o di infermità (OMS, 1948);
prevenzione primaria intesa come insieme di attività volte al
mantenimento delle condizioni di benessere, attraverso il potenziamento
dei fattori utili alla salute e l’allontanamento o la correzione dei
fattori causali delle malattie. Per un genitore alle prese con le
difficoltà del figlio, così come per un insegnante impegnato nella
gestione di comportamenti-problema all’interno di una classe, è
importante sapere che esiste uno strumento, efficace, che può essere
utilizzato su due fronti: come strumento di sostegno alla difficoltà e
supporto al cambiamento; come strumento di prevenzione al futuro
disagio, per evitare il ripresentarsi del problema, una volta risolta
“l’emergenza”.
“Educare al benessere psicologico, fin da piccoli, significa dotare i bambini (ma anche tutte le persone che quotidianamente entrano in contatto con loro) di nuove conoscenze e competenze, spendibili nella vita di tutti i giorni; queste nuove abilità costituiranno poi le fondamenta per la crescita e lo sviluppo di bambini emotivamente competenti”
I punti del programma E.R.E.
> Incrementare la frequenza e l’intensità di stati emotivi piacevoli.
> Favorire l’accettazione di se stessi e degli altri.
> Facilitare il superamento di stati d’animo spiacevoli.
> Aumentare la tolleranza alla frustrazione.
> Favorire l’acquisizione di abilità di autoregolazione del comportamento.
> Incentivare la cooperazione in alternativa alla competizione.
a cura DI ELENA BUONANNO
con la collaborazione della DOTT.SSA LAURA GRIGIS
Psicologa e Psicoterapeuta A Bergamo
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