Perché esiste il pessimismo?
E’ una delle variabili che incide maggiormente sulla possibilità di sviluppare la depressione; è una modalità di valutazione del mondo che non ci fa risultare particolarmente simpatici; vedere il mondo solo nelle diverse tonalità del nero, non è esattamente una passeggiata. Quindi, perché esiste il pessimismo?
A cosa serve?
Il pessimismo è ovunque: c’è chi ne è perennemente afflitto, e chi ne risente solo qualche volta. Ma che ruolo ha nella vita di tutti i giorni? A cosa serve? Se questa caratteristica dell’uomo è arrivata fino ad oggi, e non è scomparsa con l’evoluzione, probabilmente è perché ha un ruolo. Il pessimismo serve. ed è servito anche per l’evoluzione della specie.
Possiamo considerare il pessimismo come la base del realismo. Il realismo serve, perché in alcune circostanze della nostra vita essere ottimisti non ha alcun senso! Quando il fallimento è effettivo e continuo, quando le possibilità di cambiamento in meglio sono finite, continuare a leggere il mondo con gli occhiali dell’ottimista non è funzionale! In queste situazioni, se volete anche estreme, è molto meglio essere realista (ai limiti del pessimismo); in questo modo è possibile smettere di insistere nel tentativo (ottimistico ma illusorio) di risolvere la situazione, e accettare le cose come stanno, risparmiando energie.

Pessimismo e saggezza
Numerosi studi hanno dimostrato che le persone pessimiste sono più sagge: sono in grado di giudicare in maniera più realistica le proprie capacità di controllo, le proprie abilità, i propri successi e i propri fallimenti. In poche parole, gli ottimisti “si godono la vita” ma distorcono la realtà, mentre i pessimisti “vedono tutto nero” ma sono più obbiettivi.
Perché il pessimismo è necessario alla sopravvivenza della specie umana?
Perché, se è vero che il pessimismo (non da solo) può generare le depressione, questa nostra caratteristica non è scomparsa nel corso della nostra evoluzione? Forse perché è questo pessimismo che ci ha portati, in epoche molto passate, a preoccuparci del futuro, a considerare i giorni di sole come mero preludio al duro inverno [M.E.P. Seligman – Imparare l’ottimismo].
Pessimisti o ottimisti?
Quindi, a conti fatti, è meglio essere ottimisti o pessimisti? E’ meglio “vedere tutto rosa” ma fare delle valutazioni sbagliate, oppure “vedere tutto nero” ma essere molto oggettivi? La soluzione c’è: è necessario imparare a scegliere l’ottimismo il più delle volte, e a dare ascolto al pessimismo quando è giustificato. Solo con questa flessibilità, fondamentale in diversi ambiti della nostra vita, è possibile ottenere il massimo dei risultati.
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