S.O.S. insonnia
Tecniche di rilassamento, yoga, una corretta “igiene” del sonno possono aiutare a favorire notti tranquille ed evitare che il problema da occasionale diventi cronico. Il 10-15% della popolazione adulta ne soffre (la prevalenza diventa del 46% negli anziani) e almeno un terzo delle persone deve aspettarsi di soffrire occasionalmente di questo disturbo nel corso della vita. È l’insonnia, disturbo di difficile gestione che può avere pesanti ripercussioni sulla vita di tutti i giorni e sul rendimento a scuola e nel lavoro.
Pochissime sono le persone che possono dire di non aver mai avuto esperienza diretta di una o più notti trascorse insonni: il rumore del traffico, preoccupazioni lavorative e familiari o disturbi fisici di vario genere, il caldo d’estate possono infatti alterare la qualità e la quantità del sonno. Ma quando l’insonnia diventa davvero un problema? Cosa si può fare per combatterla? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Laura Grigis, psicologa.
Dottoressa Grigis, fare fatica ad addormentarsi per
vari motivi è una situazione che molti vivono frequentemente, ma
quando si può parlare di insonnia?
Si parla di insonnia in presenza
di una difficoltà nell’iniziare o nel mantenere il sonno, oppure in
presenza di un sonno non ristoratore, che si verifica almeno tre giorni
alla settimana e che influisce negativamente sulle attività quotidiane
con disagio e compromissione funzionale.
Quante ore di sonno servirebbero a notte?
Le
ore di riposo e la qualità del sonno sono caratteristiche molto
soggettive, che cambiano da persona a persona e possono subire
un’evoluzione in relazione all’età o per l’influenza di fattori
ambientali e sociali. Dormire poche ore non è, di per sé, un problema:
non esiste una regola assoluta e ciascuno dorme in base alle sue
necessità. Ma se una persona non riesce a dormire per il tempo
necessario al suo fabbisogno, questo inciderà negativamente sul suo
umore, sulle attività quotidiane e in generale sulla qualità della sua
vita.
Cosa si può fare per contrastarla?
Dipende dal tipo di
insonnia. L’insonnia infatti si può presentare in tanti modi diversi,
anche nella stessa persona: può essere occasionale, persistente (più di
un mese) o cronica (anni); primaria (il paziente è sano e non ci sono
cause apparenti che giustifichino il disturbo) oppure secondaria (legata
ad altre malattie fisiche o altri problemi psicologici, come la
depressione); insonnia iniziale o precoce (il paziente fa fatica ad
addormentarsi), centrale (caratterizzata da frequenti e sostenuti
risvegli durante la notte) o tardiva (caratterizzata da risveglio
mattutino precoce). Esiste poi anche un’insonnia soggettiva, ovvero la
percezione di dormire poco e male, nonostante dati oggettivi (ad esempio
polisonnografia) dimostrino il contrario. Concentriamoci qui
sull’insonnia occasionale, sicuramente la più diffusa, che se trascurata
può diventare persistente.
In che modo?
Dopo
un’occasionale notte insonne, che può capitare a chiunque e per i più
svariati motivi, è facile sviluppare dei pensieri intrusivi
disfunzionali riguardo all’insonnia, ad esempio: “e se nemmeno stasera
riuscissi a dormire?”, “non ci vorrebbe proprio un’altra nottata in
bianco!”, “devo assolutamente riuscire a dormire”, “domani ho una
giornata impegnativa, non posso permettermi di non dormire”. Questi
pensieri hanno ovviamente conseguenze negative sul sonno. In primo luogo
la nostra attenzione si focalizza sul riuscire o meno a dormire e ci
sforziamo di dormire, con il risultato paradossale di restare svegli. In
secondo luogo, la presenza di pensieri intrusivi e la preoccupazione
per il rischio di trascorrere nuovamente la notte senza riuscire a
dormire determinano un’attivazione emotiva, cognitiva e fisiologica che
impedisce il rilassamento fisico e psichico indispensabile per dormire.
In questo modo una semplice notte insonne può trasformarsi in un
problema di insonnia persistente. Per questo molto importante è poter
godere di uno stato di rilassamento nel momento precedente a quello in
cui si andrà a dormire: dovremmo riuscire a “mettere a dormire la
giornata” liberandoci da tutti i pensieri fastidiosi che tengono sveglia
la nostra mente, in modo da predisporci fisicamente e psicologicamente
al sonno. Per ottenere questa condizione di rilassamento potrebbe essere
funzionale fare esercizi di rilassamento (tecniche di respirazione
controllata, Yoga) oppure impostare una routine di relax che ci
accompagni tutte le sere prima di andare a dormire. Nei casi più seri un
valido aiuto può venire dalla psicoterapia cognitivo-comportamentale
(CBT) e da una farmacoterapia mirata. Nonostante la sua alta frequenza,
la morbosità e i costi, l’insonnia spesso invece resta non curata (e
questo aumenta il rischio di malattie quali depressione e ipertensione)
oppure viene trattata con modalità di discutibile efficacia e sicurezza
(auto-rimedi, alcool, farmaci auto-prescritti).
IL sonno è un momento importantissimo di riposo e di benessere: favorisce tutti i processi di rigenerazione e crescita E permette di fissare nella memoria le esperienze fatte durante la giornata
Le regole d’oro per una buona notte
L’insonnia,
occasionale o persistente, può essere causata anche dal fatto che
prestiamo poca attenzione ad alcuni dettagli della nostra quotidianità
che invece rivestono un ruolo importante per la cosiddetta “igiene del
sonno” ovvero quell’insieme di comportamenti e abitudini che possono
aiutare a riposare meglio. Per una buona igiene del sonno è necessario
controllare la dieta, limitare nicotina, caffeina e alcool soprattutto
nelle ore serali, avere una buona forma fisica ed essere in salute,
migliorare il comfort del letto e della stanza (luci, rumori, qualità
dell’aria, temperatura).
Altri suggerimenti utili sono:
1.
andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora,
anche durante il fine settimana, e indipendentemente da quanto si è
dormito di notte;
2. se si aprono gli occhi prima che suoni la sveglia, alzarsi dal letto e iniziare la giornata;
3. non dormire di più la mattina, se si è dormito poco di notte;
4. non fare “pisolini” durante il giorno;
5. andare a letto solo quando si è assonnati;
6. se non si riesce a dormire, non rimanere a letto: meglio alzarsi e dedicarsi ad attività rilassanti.
a cura di VIOLA COMPOSTELLA
con la collaborazione della DOTT.SSA LAURA GRIGIS
Psicologa e Psicoterapeuta
– A BERGAMO –
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